domenica 24 gennaio 2016

TERREMOTO AL VIMINALE. Gare pilotate per 50 milioni di euro Pansa denuncia il marcio in Polizia.

23/01/2016 TERREMOTO AL VIMINALE


Gare pilotate per 50 milioni di euro Pansa denuncia il marcio in polizia

Il capo della Ps accerta duplicazioni nelle fatture. La Finanza scopre irregolarità per 50 milioni. Lavori "sospetti" a casa dei dirigenti.

 

Appalti pilotati, false fatturazioni e consulenze false. È stato scoperchiato un vaso di Pandora sui lavori eseguiti al centro sportivo della Polizia di Stato «Tor di Quinto», a Roma. Una serie di illegalità sono proliferate per anni con la complicità, o quanto meno con il silenzio-assenso, di chi per mestiere lavora per la tutela della legalità. La denuncia alla Procura è partita dal capo della Polizia in persona, Alessandro Pansa. Un’indagine scottante ed estremamente delicata, rimasta finora top-secret. Basti pensare che tra gli indagati ci sono dirigenti e funzionari della Polizia, che, in cambio di lavori di ristrutturazione nelle proprie abitazioni private, avrebbero favorito per anni gli stessi imprenditori. La vicenda prende il via quando viene portato sotto gli occhi di Pansa un faldone contenente una serie di fatture duplicate per i lavori eseguiti nelle strutture della Polizia e, in particolare, nel centro sportivo «Tor di Quinto». In quanto presidente del Fondo di assistenza per il personale della Polizia di Stato (Faps), Pansa blocca i pagamenti alle aziende fornitrici e decide di denunciare il gruppo di imprese che fa a capo all’imprenditore Giuseppe T. Nel frattempo, quest’ultimo chiede al Tribunale civile di Roma l’emissione di un decreto ingiuntivo nei confronti del Faps per i mancati pagamenti. Sulla base della denuncia del Capo della Polizia, la Procura apre immediatamente un fascicolo, affidato ai sostituti procuratori Giuseppe Deodato e Giorgio Orano. La delega d’indagine viene assegnata alla Guardia di Finanza.
 
Nel corso degli accertamenti i finanzieri scoprono che oltre alla duplicazione delle fatture sarebbero state commesse svariate violazioni nell’assegnazione degli appalti che il Faps e il dipartimento di Polizia (dal 2000 al 2009) hanno erogato a favore del gruppo imprenditoriale di Giuseppe T. Si tratta di appalti per un valore complessivo di oltre 50 milioni di euro, tutti volutamente frazionati per importi inferiori a 50 mila euro al fine di evitare le gare a evidenza pubblica e, quindi, tagliare fuori la concorrenza. Oltre il danno la beffa: questi lavori, infatti, non sono mai stati ultimati, se non per una piccola parte. Dalle indagini, inoltre, emerge che, per giustificare questi lavori e per abbattere le spese, le società dell’imprenditore si sarebbero servite di fatture per operazioni inesistenti emesse da due società riconducibili a Leonardo C. La stessa Agenzia delle entrate ha contestato al gruppo l’utilizzo di fatture false. Sono nati quindi vari filoni d’indagine su questo specifico aspetto, sfociati, tuttavia, nell’archiviazione della posizione dell’imprenditore sotto il profilo penale e tributario. Peccato però che, nel corso degli approfondimenti investigativi, la Finanza scopre che le memorie difensive presentate dalla professoressa Daniela S., consulente di parte, sarebbero state redatte con date e notizie non rispondenti al vero e allegando documenti falsi. La svolta nelle indagini arriva quando viene sentito dai pm Leonardo C. L’imprenditore è in affari con il socio Giuseppe T., che si è aggiudicato per anni le commesse dal Fondo di assistenza per il personale di Ps e dal dipartimento di Polizia per un totale di 50 milioni di euro. Leonardo C. avrebbe ammesso che sono state emesse fatture false per lavori in subappalto mai effettuati. Addirittura, avrebbe svelato ai magistrati che sono stati eseguiti dei lavori a casa di dirigenti e funzionari di Polizia, probabilmente per assicurarsi una corsia privilegiata nell’assegnazione degli appalti. Al termine di questi accertamenti, sono stati denunciati alla Procura 15 soggetti, tra imprenditori, consulenti di parte, funzionari e dirigenti della Polizia di Stato, coinvolti a vario titolo nei reati di turbativa d’asta, truffa, estorsione, bancarotta fraudolenta e falso.

Valeria Di Corrado